ARCHIVIO

CORRENTE

CENERE
Tonatiuh Ambrosetti, Davide Cantoni, Giovanni Chiamenti, Andrea Gabutti, Gao Li, Nastasia Meyrat, Stefan Milosavljevic, Adoka Niitsu, Marta Pierobon, Laura Santamaria, Marco Scorti, Vera Trachsel, Abdelaziz Zerrou
10.05 - 06.07.2019

 CENERE è una mostra collettiva che riflette, più che sul fuoco, sul suo segno, la bruciatura, quello che il fuoco genera o, meglio ancora, lascia. Non solo in termini meramente fisici, ma anche estetici.
Sublime espressione nell’eruttante vulcano di Andrea Gabutti, la bruciatura è per Marco Scorti, come una metafora che porta all'astrazione dell’immagine. Al contrario, la fotografia d'epoca dell'archivio Flavio Ambrosetti non è astrazione, bensì documentazione scientifica del fenomeno delle macchie solari.
lI fuoco è anche strumento, e del suo controllato potenziale vediamo l’effetto nell’opera di Tonatiuh Ambrosetti, che ci presenta un nuovo volume di legno carbonizzato, nelle cartografie irreali di Giovanni Chiamenti, lastre di vetro acrilico incise con un raggio laser, e nei disegni realizzati con nero fumo da Laura Santamaria.
Al pianterreno il fuoco è inteso anche in un'accezione politica, come nel lavoro di Abdelaziz Zerrou, che riflette sul passato colonialista del Marocco, realizzato con polvere da sparo, così come in quelli di Davide Cantoni, che affronta la realtà del surriscaldamento globale erodendo la superficie della carta con una lente d’ingrandimento, mentre i razzi e i fuochi d’artificio di Stefan Milosavljevic, analizzano la semantica e l’estetica della guerra.
L'ardere ha anche un riverbero più sociale: la sigaretta come strumento di rappresentazione che Nastasia Meyrat proprone nella sua riflessione sulla condizione femminile, così come la cronaca in live streaming proposta dallo smartphone in pietra di Adoka Niitsu.
Infine, il tema trova in mostra una lettura più serena con l’opera di Li Gao, che celebra una festosa usanza della tradizione cinese, nella struttura modulare dalle infinite combinazioni di Marta Pierobon, che rimanda alla ripetitività del tabagismo, e infine nel lavoro di Vera Trachsel che ci ricorda, come sosteneva il fisico Antoine-Laurent de Lavoisier, “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

TONATIUH AMBROSETTI
Primigenio
10.05 - 06.07.2019

Nell'ultima stanza della galleria, presentiamo un corpus di nuovi lavori di Tonatiuh Ambrosetti: due Studi spaziali (2019) in ottone e la serie scultorea in vetro Primigenio (2019).
Fin dall'affermazione delle primissime culture, la creazione artistica ha avuto come scopo primario la rappresentazione di transfer che permettessero all’uomo di connettersi a quello che possiamo definire come sacro, trascendente o metafisico.
L'intima personale di Tonatiuh Ambrosetti, si ricongiunge con un passato ancestrale andando oltre - o prima - la propria esistenza. Isolando le forme  da ogni  riferimento a un'epoca o a una cultura definita, cerca di ricollegarci a un archetipo e raggiungere le nostre fondamenta. 
Gli Studi spaziali (2019), forme d'ottone polilobato, diventano il limite perimetrale tra uno spazio mentale e l'ipotetica mappatura di una superficie territoriale, mentre nella serie Primigenio (2019), il tempo risulta un aspetto superfluo. I blocchi di vetro, infatti, sembrano provenire da una qualsiasi era, passata o futura, e nella propria concretizzazione suscitano il dubbio riguardo alla loro origine, naturale o artificiale.
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Tonatiuh Ambrosetti (Lugano, 1980), si è laureato in fotografia all'École Cantonale d’art de la ville de Lausanne (ECAL), dove è professore titolare.
Fra le mostre citiamo: Selective, Château de Vullierens, Vullierens, 2019 (collettiva); Corps Célestes, Château de Gruyères, Gruyères, 2018 (collettiva); 14 Artisti. Via Crucis - Madonna d'Ongero - Carona, Carona, 2018 (collettiva); Il Cerchio Invisibile, Galleria Daniele Agostini, Lugano, 2017 (collettiva); Les fous se déplacent en diagonale, La Fabrik, Espace d’art contemporain, Monthey, 2017 (collettiva); Fardâ, Fondazione d'Arte Erich Lindenberg, Porza, 2016 (personale); Meet My Project, Musée des Arts Décoratifs, Parigi, 2015 (collettiva); Deus Ex Macchina, Architecturfoyer, ETH, Zurigo, 2010 (personale).