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GEOMETRIE_GEOGRAFIE

Tonatiuh Ambrosetti /  Jakob Bill /  Daniela Droz /  Karolina Halatek / István Halmi-Horváth /  György Jederán / Zsuzsanna Kóródi /  Matti Kuyasalo /  Almira Medaric /  Margherita Turewicz Lafranchi
04.05 - 08.07.2018

a cura di Daniele Agostini e Margherita Turewicz Lafranchi

Oggi, gli artisti che utilizzano l'ampio spettro del linguaggio geometrico, hanno a disposizione, oltre alle esperienze del modernismo come il Bauhaus, il neoplasticismo e il costruttivismo, anche l‘eredità del concettualismo e del minimalismo.
Indifferentemente dagli artisti di questo primo periodo, che collegavano la geometria alla trascendenza e cercavano soluzioni universali, oggi l‘arte geometrica è caratterizzata dal pluralismo postmoderno, dalla varietà e dalla libertà delle forme e dei loro significati.
Gli artisti modificano il senso del contenuto e della forma mescolando gli stili e le citazioni, attingendo dalla storia dell'arte e dalla quotidianità. Prendono ispirazioni dalla filosofia, dalla psicologia e dalle scienze naturali. Nelle loro creazioni, le associazioni individuali svolgono un grande ruolo, così come il gioco delle forme, i diversi tipi di codificazione, il simbolismo individuale, la riflessione sul tempo, la rivelazione delle strutture della realtà e dei processi naturali.
Nella mostra collettiva dedicata al geometrismo, si è di fronte, spesso, a mitologie personali, nelle quali il lessico geometrico, grazie alla sua essenzialità, diventa il vocabolario prediletto degli artisti. Inoltre, emerge una vasta scelta dei diversi approcci verso la geometria: il linguaggio geometrico unisce, infatti, le diverse posizioni artistiche e nello stesso tempo mette in risalto le differenze fra di loro.
 
Margherita Turewicz Lafranchi
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La mostra collettiva, riunisce esponenti di varie generazioni provenienti da diverse zone geografiche del Centro e Nord Europa - Svizzera, Ungheria, Polonia e Finlandia - mettendo a confronto lavori che esprimono declinazioni differenti e differenti approcci verso il tema, anche per l'uso di vari medium.
Dal geometrismo più classico e storico incarnato dalle figure di Matti Kujasalo (Helsinki, 1946) e Jakob Bill (Zurigo, 1942), a cui si affianca il lavoro rievocante l'essenza della visione suprematista di György Jederán (Budapest, 1962) e quello delle leve più giovani, nelle pitture geometrico-trasparenti di István Halmi-Horváth (Mosonmagyaróvár, 1973) e nella fotografia concreta di Daniela Droz (Faido, 1982),  si passa alle forme di derivazione naturale, come i cristalli cubici ingranditi germinati da una pirite nell'opera Secondo teletrasporto (2018) di Tonatiuh Ambrosetti (Lugano, 1980), o del quotidiano in Inchino (2017) di Margherita Turewicz Lafranchi (Stettino, 1961), ispirato alle forme sinuose di un fermatovaglia, o, ancora, al test card di un televisore a cui sembra far riferimento l'opera optical AS01 (2017) di Zsuzsanna Kóródi (Budapest, 1984), fino alla ripetizione di un motivo geometrico che diventa un pattern nel lavoro di Almira Medaric (Doboj, 1992). A questi, si aggiunge la ricerca più concettuale di Karolina Halatek (Lodz, 1985) con Something (2018), una scultura in vetro caratterizzata da volumi essenziali, che definisce il qualcosa rispetto al nulla.